Ma siamo davvero felici?

Quest’anno così strano ci ha fatto cambiare: abitudini, stile di vita, e anche in alcuni casi, circonferenza del punto vita.



Scherzi a parte, molti di noi si sono trovati a far fronte a situazioni che non si erano mai presentate prima: isolamento, organizzazione del lavoro e dello studio dei figli a casa, preparazione di pranzi e cene gourmet come se non ci fosse domani.

Abbiamo scoperto nuove routine, oppure capito che non ne avevamo, ma la domanda che sorge spontanea, ora che stiamo uscendo dal tunnel del Covid è:

Come l’abbiamo vissuto?

Ho avuto modo di interfacciarmi con tante persone in questo lungo anno, sia per lavoro che per amicizia e ho notato che ciascuno ha vissuto il periodo in modo molto personale, chi affrontandolo, chi subendo.

Alcuni hanno saputo mantenere una serenità di base, applicando le tecniche che ritenevano più adatte: meditazione, fitness, cucina ecc.

Ma quello che importa alla fine è capire se, secondo un personale metro di giudizio, ne siamo usciti indenni, se riusciamo ad essere felici a prescindere da come l’abbiamo vissuto.

La riflessione mi è venuta leggendo un articolo su  Business Insider Italia che titola: “24 semplici abitudini che gli psicologi collegano a una vita sana e felice”.

L’articolo riporta una serie di azioni o abitudini che, secondo gli psicologi parlano di noi, e ci fanno capire se siamo o meno felici.

Ora, aldilà della veridicità o meno di quanto affermato, ho trovato molto interessante scorrere l’articolo e vedere in quante di queste abitudini fanno parte della mia vita, quante sono routine nuove o già esistenti, prima della pandemia.

Sicuramente il caffè mi ha accompagnato durante questi lunghi mesi, ma ho cercato il più possibile la natura, facendo passeggiate, quando e come consentito.


Fissare degli obiettivi

La cosa che però ho perseguito maggiormente è stata quella di darmi degli obiettivi raggiungibili, che mi permettessero di vedere aldilà di quello che stava succedendo.

Certo, non l’ho fatto da subito, all’inizio nessuno di noi pensava che il lockdown sarebbe durato così a lungo e tantomeno che avrebbe costretto molte persone a reinventarsi totalmente.

Però l’ho fatto, obiettivi a volte molto piccoli, facilmente raggiungibili, che mi hanno portato, accrescendo le mie competenze, verso obiettivi e risultati più grandi, dandomi poi la possibilità di riposizionarmi dal punto di vista lavorativo.


Fare Volontariato

Anche questa è stata una scelta pensata: durante un periodo di chiusura come questo ho attualizzato il concetto di volontariato, aiutando, secondo le mie competenze, chi non aveva lavoro, dotandolo di strumenti che potessero metterlo in grado di trovare nuove opportunità, costruendosi essi stesse delle nuove competenze.


E quindi, sei felice? 

Posso dire di si: o quantomeno, posso dire di avere raggiunto un equilibrio emotivo che mi consente di aprirmi alle nuove opportunità che mi si presentano, senza esserne stressata e mantenendo quel prezioso tempo per me, che prima mi mancava tanto.

 


Foto di xxolaxx da Pixabay